Il Polittico del Paroto

E' ritornato a Brescia il Polittico del Paroto, splendida opera rinascimentale raffigurante la Madonna con Bambino e otto santi. Il prezioso quadro è giunto a Brescia giovedì 26 Luglio nella sede della Fondazione Cab, che ne ha effettuato l’acquisto presso la londinese casa d’aste Sotheby’s per 217 mila sterline ( circa 280 mila euro)

Il polittico del Maestro Paroto, dipinto nel 1447 per la pieve di San Siro a Cemmo è stato riportato nella sua "sede naturale", ovvero la nostra provincia, dopo due secoli di peregrinazioni. Opera fondamentale per la storia dell’arte bresciana, è un dipinto noto agli studiosi, anche perché dai resoconti ottocenteschi di Stefano Fenaroli si apprende che sulla tavola centrale erano un tempo visibili la data d’esecuzione, il rimando al committente e la firma “Parotus”, unica attestazione nota del nome di questo eccezionale artista lombardo di cui esistono ancora solo rarissime opere tra cui un altro polittico di proprietà del museo Bagatti–Valsecchi di Milano. Il dipinto, che decorava l’altare della Pieve, venne smontato e venduto. Pervenne prima nelle raccolte di Michele Cavalieri a Milano, poi nel 1873 nella collezione del banchiere Enrico Cernuschi a Parigi e negli anni Sessanta del Novecento l’opera ricomparve presso la Galleria di Daniel Wildenstein a New York dove venne prontamente riconosciuta e pubblicata da Gaetano Panazza, allora direttore dei Civici musei cittadini. Il valore storico documentario del Polittico è fuori discussione, anche se lo stato di conservazione appare per certi aspetti turbato da alcuni vecchi interventi.
Il dipinto rappresenta una Madonna con bambino e il committente. E’ attorniata da otto formelle, quattro per lato, contenenti a sinistra: Santo Stefano, San Ludovico, San Siro, San Giovanni evangelista; a destra: San Michele, San Giovanni Battista, Sant’Apollonia e Sant’Agata.
Inizialmente il dipinto, dopo un'analisi dello stato di conservazione da parte di un pool di esperti, sarà custodito nel caveau della Fondazione CAB e poi, a settembre, sarà esposto al pubblico che potrà ammirare uno dei più fulgidi esempi dell'arte rinascimentale bresciana.

A proposito di polittico....
Il polittico (dal greco polu- "molte" + ptychē "pieghe") è un dipinto (o rilievo) su legno o tela, costituito da più parti unite fra loro da una cornice fissa o da cerniere, in modo da creare sportelli richiudibili.
In genere poggia su una predella e può essere completato in alto da una cimasa. Se le parti che lo costituiscono sono due viene chiamato più precisamente dittico dal greco "diptykos" - piegato in due; se le parti sono tre viene chiamato trittico dal greco "triptykos" - piegato in tre. Può essere dipinto sia sul davanti (recto) che dietro (verso). A volte i pezzi che lo compongono sono fra loro scollegati e al suo interno ci possono essere composizioni minori, come dittici o trittici.
Nell'ambito della pittura religiosa in particolare, il polittico è stato spesso utilizzato come pala d'altare nelle chiese. In questo caso può raggiungere dimensioni notevoli sia in altezza che in larghezza, come il Polittico del Giudizio Universale di Rogier van der Weyden che quando è aperto misura 560 centimetri. Anticamente esistevano polittici molto più piccoli, usati nelle case per la devozione privata e addirittura trittici o dittici portatili da viaggio. I soggetti rappresentati nei vari scomparti erano scelti e disposti secondo un preciso programma iconografico, in modo da collocare i più importanti al centro della parte anteriore.
Il polittico fu molto amato nel Nord Europa dove, forse a causa delle condizioni climatiche, l'affresco ebbe molta meno diffusione (a differenza di quello che accadde in Italia). I polittici nordici in genere, detti anche Flügelaltäre (altari con le ali - dal tedesco Flügel), sono del tipo a sportelli richiudibili e spesso contengono sia parti dipinte che parti scolpite. In Italia si preferivano polittici fissi, formati da sole tavole dipinte. I secoli di maggiore diffusione dei polittici furono il Trecento e il Quattrocento.


La Pieve di San Siro a Cemmo
La pieve di San Siro è stata eretta nei pressi di Cemmo, frazione di Capo di Ponte, in una posizione panoramica aggrappata alla nuda roccia su uno strapiombo che domina il fiume Oglio.Uno dei monumenti più singolari della Valle Camonica, questa chiesa affonda le sue radici in una storia dal sapore leggendario: la si ricorda già esistente nel VII secolo, in epoca longobarda, quando fu fondata forse a seguito dell’intervento missionario in funzione anti-ariana voluto dal vescovo della città di Pavia Damiano, come dovrebbe dimostrare la dedicazione a San Siro, patrono appunto di quella città. Successivamente la tradizione locale ha tramandato che proprio San Siro, martire leggendario del IV secolo, fosse stato il primo propagatore del Cristianesimo in Valle Camonica, tanto che nel 1689 la Comunità di Valle lo deliberò ufficialmente come santo protettore del territorio. L’attuale struttura della chiesa, di stile romanico-lombardo, risale al XI secolo, periodo nel quale la pieve fungeva da punto di riferimento non solo della comunità cristiana, che qui si ritrovava per ricevere i sacramenti, ma anche della vita amministrativa, che si rifletteva nel pagamento di decime, canoni di locazione e rendite. Degli edifici adibiti ad abitazione del pievano e dei sacerdoti, che allora dovevano circondare la nostra pieve, non ne rimane oggi più traccia. A quei tempi la pieve di San Siro era il punto di riferimento di un vasto tratto di Valle Camonica che si estendeva a sud fino ai paesi di Losine e Braone, ed a nord fino a Paisco Loveno e Berzo Demo. Solo successivamente il suo potere venne sostituito dalla nascita delle parrocchie locali. Nel XVI secolo la pieve risultava già in decadenza, tanto che fu obbligatorio rifare il campanile che minacciava di cadere. Nel 1535 la chiesa di Santo Stefano ottenne il titolo di parrocchiale di Cemmo, grazie anche alla sua posizione più comoda racchiusa nelle mura del paese: così la pieve perse il ruolo di chiesa primaria anche nella sua stessa comunità. Nel marzo del 1580, durante la visita del Cardinale di Milano Carlo Borromeo, si segnalò sia che il tetto doveva essere rifatto, sia che bisognava murare la porta che si apriva verso settentrione. A inizio settecento la struttura della pieve era tanto precaria che crollò perfino parte del coro. Nel 1912 un ampio intervento di restauro fu compiuto ad opera dello Stato: vennero recuperati e riposizionati alcuni elementi del portale che erano caduti, venne rifatta interamente la parete settentrionale del coro, così come la copertura lignea del tetto, eliminando le volte a crociera della navate laterali ed il soffitto a cassettoni della navata centrale. Si intervenne una seconda volta nel 1921 rialzando il livello del pavimento nella parte centrale e della cripta, e un’ultima volta tra il 1992-1995 per interventi strutturali sull’edificio e sul campanile. Si può accedere alla pieve attraverso due percorsi: il primo aggirando e successivamente valicando il colle che la separa dal Pian delle Greppe e da Cemmo, il secondo salendo da una scalinata costruita negli anni trenta del novecento che la congiunge a valle con l’abitato di Capo di Ponte ed il fiume Oglio. La struttura si presenta disposta in direzione est-ovest, con gli unici portali d’accesso rivolti in direzione sud: ad ovest è infatti posizionato il campanile, mentre ad est le tre absidi danno direttamente sulla parete rocciosa che precipita sul fiume. La pieve si presenta con una parete in blocchi di pietra a vista sulla quale si apre nel centro del lato meridionale un portale in pietra bianca riccamente decorato con motivi vegetali e animali fantastici; sull’ingresso la scritta “HINC DS INTRANTES AD TE BNDIC PROPERANTES” traducibile con “Benedici, o Signore, coloro che da qui entrano e a te si affrettano”. L’interno è composto da tre navate che sono disposte su vari livelli: quello centrale più rialzato rispetto ai laterali; lo stesso presbiterio è notevolmente rialzato rispetto al resto della chiesa, anche a causa della presenza della cripta nel livello inferiore. Sul fondo della pieve sono presenti dei gradoni, che secondo la tradizione ospitavano i catecumeni che non avevano ancora ricevuto battesimo e che pertanto non potevano mischiarsi con i cristiani. Di notevole interesse sono le spesse colonne che dividono le navate, decorate da capitelli con motivi vegetali o figurati. Sulle pareti rimangono solo alcuni dei dipinti che un tempo dovevano decorare l’interno della pieve: sul lato sud una Madonna con bambino ai piedi della quale vi è una figura inginocchiata con un rosario in mano; sul lato opposto si trovano invece una Madonna dei mestieri, un battesimo di Cristo ed una raffigurazione di Maria ed un santo. Nella navata settentrionale è inoltre da segnalare una notevole vasca battesimale di forma cilindrica ricavata da un singolo blocco di pietra, mentre inserito in una delle monofore che compongono gli absidi vi è un’epigrafe romana riutilizzata che riporta “] Munatio / [Fr]ontoni / [Fr]ont(onis) Ponticia / [ma]rito”.Attraverso una ripida scala in pietra si accede alla cripta, un angusto ambiente interrato sotto il presbiterio che rispecchia la sagoma a tre absidi del livello superiore. Secondo alcuni gli elementi preromanici presenti nei capitelli e nelle colonne suggeriscono la presenza di un luogo di culto cristiano databile ad un periodo tra l’VIII ed il XI secolo. Le pareti della cripta, seppure in maggior parte imbiancate, presentano due affreschi molto rovinati e di difficile lettura, che dovevano però esser indice di una decorazione pittorica diffusa anche in questo ambiente.
Informazioni
Indirizzo: Cemmo, via Pieve San Siro.
Apertura: Da marzo a settembre, il sabato, domenica e lunedì, dalle 15.00 alle 18.00.
Contatti: Pro Loco di Capo di Ponte – tel 0364.426619. Agenzia Turistico Culturale comunale di Capo di Ponte – tel 0364.42104 – 334.6575628

Pandolfo Malatesta a Brescia


Pandolfo Malatesta a Brescia
Tra il 1404 e il 1421 Brescia fu capitale di un piccolo stato retto da Pandolfo III Malatesta, esponente dell'antica famiglia riminese e signore di Fano. Dopo aver ricevuto in pegno la città dalla duchessa Caterina Visconti, Pandolfo Malatesta approfittò della grave crisi in cui era piombato il ducato di Milano ed estese temporaneamente il suo dominio a Bergamo e a Lecco, diventando, per alcuni anni, uno dei protagonisti dei conflitti attraverso i quali si precisò meglio la nuova geografia degli stati territoriali del Nord e del Centro Italia. Nel 1407 fissò la sua dimora nel palazzo del Broletto, dove nacquero anche i suoi figli naturali avuti dalla bresciana Antonia da Barignano. Per questo ampliò il palazzo, lo arricchì di un porticato decorato con la rosa malatestiana e fece costruire la straordinaria cappella di San Giorgio affrescata da Gentile da Fabriano che soggiornò presso la sua corte dal 1414 al 1419. La corte di Malatesta ebbe fine nel 1421 quando, dopo essere stato sconfitto dal Carmagnola, Malatesta fu costretto ad abbandonare Brescia e a ritirarsi a Fano.

La Morcelliana ha pubblicato nell’Aprile 2012, con il sostegno della Fondazione Cab, gli atti di un convegno su Pandolfo Malatesta svoltosi a Fano nell’Aprile dello scorso anno. L’opera, intitolata “Nell'età di Pandolfo Malatesta. Signore a Bergamo, Brescia e Fano agli inizi del Quattrocento” ricostruisce la storia della dominazione malatestiana tra la Lombardia e l'Italia centrale. In particolare l'attenzione verte sulla capitale, Brescia, una delle maggiori e delle più ricche città lombarde: un centro urbano e un territorio che hanno dimostrato di possedere delle importanti potenzialità agrarie, commerciali e manifatturiere, soprattutto nei settori tessile e metallurgico. I contributi raccolti ed esposti in questo libro permettono di conoscere meglio un periodo e una dominazione fino ad ora poco studiati, e toccano questioni come l'assetto del territorio, la delimitazione dei confini e i modi della gestione agraria. Nonostante la precarietà e lo stato di guerra pressoché continuo, la corte malatestiana ebbe un certo splendore e vi confluirono pittori, artisti, letterati e musici, la cui attività è qui studiata, principalmente, grazie ai ricchi registri contabili.



La Chiesa di Santa Maria della Carità a Brescia rinasce a nuova vita



(fonte: Fondazione CAB)

La chiesa di Santa Maria della Carità, conosciuta anche come chiesa del Buon Pastore, poiché retta fino al 1998 dall'adiacente monastero omonimo, è una chiesa di Brescia, posta lungo via Musei all'incrocio con via Gabriele Rosa. Impostata su una caratteristica pianta ottagonale, ospita un notevole apparato decorativo barocco e alcune opere, anche scultoree, degne di nota. 

Storia
La chiesa viene edificata a partire dal 1640 su progetto dell'architetto Agostino Avanzo, per volere del sacerdote Pietro Franzoni, superiore del Pio Istituto delle Penitenti, e grazie al contributo economico della popolazione.   Già nel 1654 la chiesa ha esposto, al suo interno, il miracoloso affresco della Madonna della Carità, opera della fine del Quattrocento - inizio Cinquecento, originariamente posta nel cosiddetto monastero di San Girolamo, retto dalle suore carmelitane, oggi ex Caserma Randaccio in via Lupi di Toscana.     Il cantiere di lavoro durò fino al 1655.   Il nuovo edificio si sovrappose al precedente, dedicato alla Maria Maddalena, con il ben preciso scopo di accogliere al suo interno una fedele riproduzione della Santa Casa di Nazareth, custodita nel Santuario della Santa Casa a Loreto, riproduzione che vi fu difatti posta nel 1658.
Del santuario precedente si mantennero i due altari laterali e le relative pale, che furono ricollocati nella nuova chiesa e che ancora oggi sono presenti.       
La struttura subì importanti rifacimenti dal 1730 in poi, grazie all'interessamento del sagrestano Busi, nuovamente sostenuto dai fondi del popolo. L'altare maggiore viene sostituito da uno molto ricco e fastoso dei Calegari, in marmo, adornato da una elaborata balaustra sul davanti e, lateralmente, da due statue di Dionigi Cignaroli. Al centro fu posto l'affresco della Madonna della Carità. L'interno viene anche totalmente ridipinto: nel 1731 Giuseppe Orsoni affresca le pareti, mentre nel 1733 Bernardino Boni dipinge a olio le lunette sotto la cupola con i principali episodi della vita della Madonna. Anche la cupola, nel corso del secolo, sarà affrescata da Ferdinando Cairo e Luigi Vernazal.   Nel 1744 viene eretto il portale d'ingresso e, poco dopo, vengono posizionate, ai lati della facciata, le due statue di Antonio Ferretti e Alessandro Calegari. Altra opera di rilievo è la posa del pavimento ad elaborati e complicati intarsi marmorei, conservatosi pressoché intatto. Nell'Ottocento verrà installato, sulla cantoria in controfacciata, un organo Tonoli.
Alla fine dell'Ottocento la giurisdizione della chiesa passò alle suore del vicino monastero del Buon Pastore, dal quale la chiesa prese il nome che tuttora la accompagna accanto a quello originale. Nel 1998 le suore si trasferirono a Mompiano e, su disposizione del vescovo Bruno Foresti, l'amministrazione della chiesa fu trasferita alla parrocchia del Duomo.
Dal 1567 nel santuario si pratica la Santa Messa quotidiana, mentre la tradizione del Rosario risale al 1693.

Esterno
La facciata della chiesa è di genere tradizionale e non tradisce la conformazione ottagonale interna.    Il colore dominante è l'ocra, che diventa giallo chiaro in corrispondenza delle lesene, che dividono la facciata in due ordini: lesene doriche su quello inferiore e corinzie su quello superiore.  Sull'asse centrale si aprono il portale d'ingresso e, al di sopra, un grande finestrone rettangolare, mentre un timpano triangolare corona l'intera facciata. Ai lati di questa sono poste le due statue, prima citate, di Antonio Ferretti e Alessandro Calegari: in particolare qu
ella di quest'ultimo, a destra, rappresenta una figura femminile che regge il modello di una casa, a testimonianza dell'originario scopo per cui la chiesa era stata costruita, cioè ospitare la riproduzione della Santa Casa.  

Il portale
Il portale della chiesa di Santa Maria della Carità è, di solito, l'unico particolare per cui questo edificio è ricordato frequentemente. Le due colonne libere color ferro che lo compongono, difatti, provengono dall'antica Basilica di San Pietro de Dom, demolita nel 1603 per realizzare il Duomo nuovo: si tratta, perciò, di due delle sole dieci colonne giunte fino a noi delle ventotto originali che ne costituivano il colonnato interno.    Il materiale che le compone è marmo egiziano scuro ed erano, a loro volta, già colonne di spoglio di epoca romana, probabilmente estratte nei pressi del foro romano della città.    I capitelli ionici in sommità, ovviamente, sono successivi.

Interno
L'interno, come già detto, è impostato su una pianta ottagonale, dove è comunque favorito un asse principale grazie all'allineamento dell'ingresso e del grande altare maggiore, che si presenta come un grande involucro cubico in legno e marmo dentro il quale è custodita la riproduzione della Santa Casa.     Sulle pareti, diametralmente opposti e in linea ortogonale con l'asse centrale, si trovano i due altari laterali in legno, già contenuti nella precedente chiesa e qui ricollocati.In quello di sinistra è posta una pala raffigurante la Maria Maddalena di Antonio Gandino, a destra i Santi Sebastiano, Antonio e Rocco di Francesco Paglia, entrambe opere seicentesche. Sull'altare maggiore, invece, è conservato l'affresco staccato della Madonna della Carità.Alla chiesa è annesso un piccolo santuario e la canonica dove sono custodite altre opere degne di interesse, fra cui lapidi, affreschi del Cinquecento facenti parte della precedente struttura e tele di vari autori.

La meravigliosa cupola della Chiesa


La Chiesa della Carità rinasce a nuova vita


L’intervento di consolidamento della cupola è stato realizzato mediante l’installazione di ancoraggi orizzontali, passivi, inseriti in perfori passanti, di lunghezza totale variabile da 10,30 m a 14,00 m; gli elementi di rinforzo sono stati posizionati alla quota di imposta della cupola in corrispondenza dei lati dell’ottagono su due livelli sfalsati con l’incrocio in corrispondenza di ciascuno spigolo degli spicchi della cupola. L’effetto di cerchiatura, ad anello chiuso, necessario per contrastare le spinte orizzontali delle volte contrapposte è stato ottenuto col sormonto delle barre rettilinee nelle zone di ancoraggio alle estremità.


I sistemi di ancoraggio utilizzati per la messa in sicurezza delle chiesa


Gennaio 2013: La riapertura del Capitolium

Ho letto sul Giornale di Brescia di lunedì 18 che i restauri e il recupero del Capitolium sono a metà dell'opera. Speriamo continuino senza incidenti di percorso e che possa essere rispettata l’apertura annunciata per Gennaio 2013.
Ad oggi è stata ultimata la prima fase che, oltre al recupero delle celle che ospiteranno un plastico e dei monitor interattivi, vedrà tornare all'interno del tempio molte delle opere conservate oggi a Santa Giulia, come la statua di Giove. Dagli scavi, coordinati dal Settore edilizia monumentale, sono riaffiorati nuovi reperti, tra i quali un manufatto del 1.200 a.C. risalente ai celti, il più antico di Brescia. E proprio su questa nuova scoperta che si concentreranno gli ultimi lavori, finanziati per 300mila euro dalla Fondazione Asm e per una cifra equivalente dalla Regione.
I reperti saranno visibili grazie all’impiego di periscopi. Attraverso un gioco di specchi sarà possibile vedere gli scavi sottostanti.
Finalmente un grandissimo passo in avanti per la valorizzazione di Brescia romana.
Speriamo che in un futuro non troppo lontano ci sia spazio anche per il recupero del teatro....

Ricostruzione del complesso romano di epoca imperiale 






Festival di Musica Sacra di Brescia e del Garda


Gli appuntamenti di Luglio:


Martedì 17 luglio 2012 - ore 21,15 
Chiostro di San salvatore, Museo di Santa Giulia in Brescia
Ufficio Turistico del Comune di Brescia, Piazza Loggia, 6 
Info: 030 2400357 (dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12.30)
Riduzione 10% titolari Desiderio Card 

Giovedì 19 luglio 2012 - ore 21,15 
Castello di Padernello, Borgo san Giacomo, Brescia
Info: 030 9408766
info@castellodipadernello.it • www.castellodipadernello.it

Posto unico € 30,00









Le iniziative del Touring Club Italiano

Toscolano Maderno, 24 Giugno 2012
Visita guidata all’area archeologica della Villa Romana e al Polo Cartario di Maina Inferiore

L’itinerario ha inizio con la visita all’area archeologica di una magnifica villa romana, aperta definitivamente al pubblico nell’Aprile del 2011. I primi ritrovamenti archeologici di questo maestoso edificio risalgono al XV e XVI secolo; alla fine dell’Ottocento furono eseguiti scavi estesi, poi reinterrati. Nel 1967 vennero alla luce alcuni vani con pavimenti a mosaico e intonaci dipinti. Venne promossa una modesta campagna di scavi, dopodiché l’area rimase per decenni per lo più chiusa al pubblico in stato di abbandono. Nel 2009 sono stati appaltati lavori di restauro e valorizzazione per circa 250 mila euro. Sono terminati per ora solo nella parte occidentale. In quella orientale, situata a brevissima distanza dal lago, si stanno invece ancora completando gli scavi.
La villa, costruita nel I secolo d.C., subì interventi e trasformazioni nei secoli successivi sino all’inizio del V secolo d.C., conservando sino al momento della distruzione aspetti propri di un edificio di grande lusso. Una fase di grande rilevanza architettonica è quella databile fra la fine del I e la prima metà del II secolo d.C. In questo periodo appartenne probabilmente a un esponente di una delle più importanti famiglie bresciane, Marco Nonio Macrino, console nel 154 d.C..e proconsole d’Asia nel 170-171 sotto Marco Aurelio, di cui fu intimo amico. Di estrema rilevanza a questo proposito è un’ iscrizione rinvenuta nel Seicento nell’area dell’edificio in cui si legge una dedica a Arria, moglie di Marco Nonio Macrino, iscrizione che confermerebbe quindi l’appartenenza della villa al condottiero romano.
La valle delle cartiere fu sede, fino alla metà del secolo scorso, di una rinomata tradizione cartaria, documentata già nel 1381 e attiva tra il XV e il XVI secolo nella fornitura di carta alle stamperie veneziane: in quel periodo e nei secoli successivi si caratterizzò per una fervida attività produttiva e per un numero elevato di cartiere, i cui resti, immersi in una suggestiva cornice naturalistica, contraddistinguono ancora l’intera valle. Il Polo Cartario è un complesso produttivo trasformato in sede espositiva museale. Al suo interno si ripercorrono le tappe della produzione della carta dalle origini al 900, attraverso un percorso di visita che, al nucleo cinquecentesco della fabbrica, nel quale sono riprodotti macchinari e attrezzature per la produzione della carta dal XV al XVIII sec., si snoda nelle sale superiori, dedicate all’evoluzione della produzione nelle prime fasi della Rivoluzione Industriale.


Informazioni e prenotazioni:
 Tel: 3664378715
segreteria@clubtouringbrescia.it



Cerimonia per il riconoscimento UNESCO di Santa Giulia e del Capitolium

Auditorium e Museo di Santa Giulia
Lunedì 18 giugno 2012


Dal 25 giugno 2011 il sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Per Brescia fanno parte del sito il complesso monastico di San Salvatore - Santa Giulia e l’area archeologica del Capitolium.
L’avvenuta iscrizione verrà ufficialmente presentata lunedì 18 giugno alle ore 16.00 nell’auditorium di Santa Giulia, alla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali prof. Lorenzo Ornaghi, che interverrà insieme alle massime autorità cittadine.
A seguire, dalle 17.00 alle 22.00, il Museo di Santa Giulia rimarrà aperto gratuitamente (ultimo ingresso ore 21.30). Diversi saranno gli interventi artistici che animeranno il museo: nel chiostro di San Salvatore si esibirà il Duoacrobat; lungo le sale si incontreranno le performance dei danzatori dell’Associazione Culturale Danzarte; la musica di un trio del Conservatorio Luca Marenzio di Brescia riempirà il Coro delle Monache; si potranno ascoltare i brani tratti dalle opere di Paolo Diacono e di Alessandro Manzoni letti e interpretati dagli attori dell’Associazione Culturale Cieli Vibranti e CUT “La stanza” Università Cattolica di Brescia nella Basilica di San Salvatore; un’ interprete della badessa Elena Masperoni (che fu l’ultima badessa a vita del monastero) accoglierà i visitatori in Santa Maria in Solario. Un operatore della didattica sarà inoltre a disposizione dei visitatori nella sezione dei Longobardi, per spiegarne la storia e illustrarne i reperti esposti in museo e infine, per l’occasione, sarà possibile rivedere l’installazione “Water roots” del videoartista Enrico Ranzanici nelle Domus dell’Ortaglia.
Un momento di festa della città, nel suo sito UNESCO, a cui non mancare.


Cerimonia per il riconoscimento UNESCO
Lunedì 18 giugno 2012
Auditorium di Santa Giulia (via Piamarta 4), ore 16.00
Museo di Santa Giulia (via Musei 81/b), dalle 17.00 alle 22.00 (ultimo ingresso ore 21.30)
Ingresso libero


Fonte: Bresciamusei

SI PROTRAE FINO AL 1° LUGLIO LA MOSTRA "IL CASTELLO DI BRESCIA E IL MUSEO DELLE ARMI LUIGI MARZOLI" REALIZZATA DAGLI STUDENTI DEL LICEO ARTISTICO OLIVIERI



Con il patrocinio di Brescia Musei e del Comune di Brescia


In attesa della riapertura della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia

In attesa della conclusione dei lavori di adeguamento strutturale, di restauro e di riallestimento in palazzo Martinengo da Barco – la storica sede della Pinacoteca Civica, chiusa al pubblico dal 2009 - si possono ammirare i dipinti più significativi della collezione della Pinacoteca al Museo di Santa Giulia e al Museo Diocesano.

Al museo di Santa Giulia l’esposizione è stata intitolata “L’ospite eccellente”. Si tratta di una ricca selezione di dipinti (cento opere) appartenenti alle raccolte della Pinacoteca e temporaneamente ospitati presso il Museo. La mostra consente di compiere un percorso virtuale attraverso la storia della pittura bresciana – o eseguita a Brescia e per Brescia da importanti artisti italiani – a cominciare dal Tardogotico e fino al pieno Settecento. Tra gli autori più significativi: Raffaello, Moretto, Romanino, Savoldo e Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto.

Tra i dipinti della mostra è possibile ammirare “San Giorgio e il drago”, opera a cui sono molto affezionata, in quanto proveniente dalla chiesa di San Giorgio, sito di “Aperti per Voi” del Touring Club Italiano, visitabile durante tutto l’anno il sabato e la domenica dalle 10 alle 18 con orario continuato grazie ai volontari TCI del patrimonio culturale (di cui faccio parte).


Anche il Museo Diocesano ospita alcune opere provenienti dalla collezione della Pinacoteca. L’esposizione, intitolata La Maniera Grande “, comprende 17 dipinti di grandi dimensioni, per lo più destinati alle chiese della città e rappresentanti della grande stagione della pittura bresciana del Cinquecento. Un percorso che dall’ultima maniera di Vincenzo Foppa conduce alle prime prove di Moretto e Romanino, fino ai risultati della maturità dei due artisti, segnati dall’incontro con i grandi del Rinascimento italiano, da Raffaello a Tiziano.
Sono esposti anche dipinti di Floriano Ferramola, Giovanni Busi detto il Cariani e Polidoro da Lanciano.
Concerto alla Chiesa di San Giorgio

Palazzo Cigola Martinoni



Il Palazzo Cigola Martinoni e uno splendido edificio risalente al XV secolo.
Il palazzo è stato oggetto dal 2007 al 2009 di ingenti restauri, fortemente voluti dal Comune e dalla Fondazione Pianura Bresciana, che tutt’ora si occupa dell’organizzazione e della promozione culturale nella bassa bresciana.
Dopo un primo periodo di splendore nel XV – quando apparteneva alla famiglia Cigola – il palazzo ha attraversato periodi di decadenza e sfacelo. Nel 1860 il Palazzo venne acquistato dal conte bergamasco Luigi Martinoni ma dal 1984 questo è di proprietà del comune di Cigole.
Il principio che ha guidato la ristrutturazione di questo splendido palazzo è stata la volontà di conservare la memoria storica del passato in ogni suo aspetto. Anche il restauro si riconosce in questo concetto di conservazione, mantenendo autentiche non solo le parti più antiche e originali ma anche quelle porzioni che nel tempo si sono stratificate.
Nel progetto, dunque, si sono rispettate tutte le fasi storiche del Palazzo, mantenendo inalterate le modifiche che ogni epoca ha apportato, fino a quelle più recenti. Tutti gli spazi sono stati conservati 

(Fonte: Itineraribrescia.it)

"Alla scoperta dei monumenti bresciani in compagnia di Angelo Canossi"
relatore Sergio Insonni
Presso il Caffé letterario di "Buonissimo", 29 Maggio, ore 18.00 - Corso Mameli 23 – Brescia
Info: 030.2808245

Incontri su Brescia alla Pace
Si concludono in Maggio gli incontri su Brescia alla Pace, iniziati a Novembre 2011

Domenica 27 maggio 2012
“La Chiesa di Santa Maria della Pace”
Relazione a cura del prof. Carissimo Ruggeri.

Le relazioni sono ad ingresso libero
DOVE: Oratorio dei Padri della Pace, Salone del Crocifisso, Via Pace n. 10
QUANDO: Ore 14,00
Per le visite guidate sarà richiesta una quota di partecipazione
Per informazioni contattare pagimat@libero.it o il 3358002080

“Manerbio nel passato”: alla scoperta della storia della cittadina bresciana.

Si tratta di un ciclo di incontri promossi dall’amministrazione comunale e nati grazie alla collaborazione del Gruppo storico archeologico di Manerbio, all’Associazione culturale Chirone e all’Istituto di studi storici locali.
La Storia locale è la protagonista di tutti gli incontri,raccontata alla luce di vicende e personaggi di Manerbio che hanno contribuito agli eventi della storia bresciana e nazionale. L’iniziativa offre ai cittadini un’occasione per conoscere meglio la storia del proprio paese e tramandare, anche ai più giovani, l'importanza dell'identità locale, aspetto storico che, sempre più, sembra smarrirsi all'interno dei volumi di storia.
Ultimo appuntamento di Giugno:
  • venerdì 8 giugno: “Marzotto e la Città Sociale”,  un importante capitolo della storia economica del paese della bassa
Ogni incontro sarà ad ingresso libero e avrà inizio alle 20.30 presso il Piccolo teatro civico “Memo Bortolozzi”.
La Passione di San Matteo a San Giuseppe

Lunedì sera, 7 Maggio, alle ore 20:00, presso la chiesa di San Giuseppe verrà eseguita la Passione secondo San Matteo di J.S.Bach. Interpreti: Coro misto e Coro di voci bianche del Conservatorio di Darfo Boario Terme, Coro Antiche Armonie di Bergamo, Heidelberger Studentenkantorei, Junge Kantorei Freiburg, Ensemble barocco Luca Marenzio.
Ingresso libero

Qualche notizia sulla Chiesa di San Giuseppe
La chiesa di San Giuseppe, situata in Via Gasparo da Salò, fu edificata dai Frati Minori Osservanti  fra il 1519 e il 1580. La facciata è settecentesca. All’interno la chiesa è divisa in tre navate. L’ampia volta a botte della navata centrale, decorata con ornati geometrici, è sorretta da otto massicce colonne e conferisce un forte senso di unità spaziale a tutto l'insieme. Ai due lati della navata centrale si trovano venti cappelle dedicate ai Santi protettori delle varie corporazioni. Al tempo dell’edificazione della chiesa, tutto il quartiere attorno all’edificio era ricco di botteghe e di commercio, le cui associazioni di categoria venivano rappresentate nella chiesa. Tra i patroni dei mestieri, c’è ad esempio S. Lucio, protettore dei casari e dei salumieri, S. Crispino patrono dei calzolai e dei pellettieri, S. Omobono patrono dei sarti. La chiesa stessa è dedicata a San Giuseppe, patrono degli artigiani.
La chiesa conserva un notevole patrimonio artistico, costituito da affreschi romanici e da dipinti di Floriano Ferramola, Ferdinando del Cairo, Antonio Gandino, Francesco e Jacopo Paglia, Camillo Rama, Pietro Avogadro e Pietro Scalvini.
Nella grande cantoria c’è il monumentale organo di Graziadio Antegnati (1581), che conserva eccezionali caratteristiche sonore. Il cinquecentesco coro ligneo è opera dello scultore clarense Clemente Zamara.
San Giuseppe può essere definita il Pantheon musicale bresciano, in quanto qui giacciono le spoglie di molte personalità distintesi in campo musicale nella storia della città. Le tre più significative sono: Costanzo Antegnati, importante componente dell'antichissima famiglia di organari bresciani (all'inizio della navata sinistra), Gasparo da Salò, che fra i primi realizzò e mise a punto il violino (il luogo di sepoltura non è noto. L’atto di morte recita solamente: Messer Gasparo di Bertolotti maestro di violini è morto e sepolto in Santo Joseffo), Benedetto Marcello, grande esponente della musica barocca italiana. Quest’ultimo, è sepolto al centro in fondo alla navata centrale, subito prima dei grandini che salgono all'altare. Morì a Brescia il 24 luglio 1739. Una targa esterna alla chiesa, posta nel marzo 1881, scolpita da Davide Lombardi su disegno del Tagliaferri e dettata dal prof.Gallia, ricorda la figura del musicista. Sbaglia però la data della morte, “17lulio”.
La tomba di Benedetto Marcello

Pomeriggio con il Touring Club Italiano



Brescia, La Notte Bianca delle Mille Miglia

(fonte articolo: Bresciatourism)

12 maggio 2012. Protagonisti: Musica, artisti di strada, musei e negozi aperti.

Esercizi commerciali aperti fino alle ore 24

Guest star ARISA

Piazza della Loggia
21.30 Festa d’apertura con la Fanfara dei Bersaglieri di Orcenico
22.00 guest star Arisa
23.30 P-Funking Band
00.00 Elodea

Piazza Vittoria 
Anticipo della Notte Bianca
19.20 Arrivo e premiazione 5° Rally 1000 Miglia Storico e 7° Memorial Nick Busseni
dalle ore 21.30 alle ore 01.00
Esposizione vetture d’epoca della Mille Miglia

Corso Zanardelli, Via Dieci Giornate (portici - fronte Teatro Grande)
dalle ore 22.00 alle ore 24.00 Grande tour degli artisti di strada

Piazza Paolo VI
22.00 Festa revival anni ‘50 - ‘60 - ‘70 dal rock acrobatico al tango.
Ballerini professionisti si esibiscono in diverse discipline di ballo, interpretando coreografie artistiche di grande suggestione.
Lo spettacolo è intervallato da momenti musicali di Dj set.

Museo Mille Miglia
dalle ore 21.00 alle ore 24.00
Visite guidate al Museo e a cura di Beatlesiani d’Italia Associati: 21.00 Apertura del Beatles Museum
e presentazione della mostra fotografica “I Beatles e L’Automobile”
21.30 Concerto dei favolosi The Beatle People & Friends
23.30 Gli Italiani cantano i Beatles
Karaoke by Rolando Giambelli

Teatro Grande di Brescia
dalle 20.00 alle 24.00
La Fondazione del Teatro Grande aderisce alla Notte Bianca della Mille Miglia con l’apertura straordinaria del Teatro Grande dalle 20.00 alle 24.00: saranno visitabili la Sala delle Statue, il Ridotto e la Sala Grande. 
Per l’occasione rimarrà aperto anche il Caffè del Teatro Grande - Berlucchi.

Museo di Santa Giulia 
Apertura straordinaria a ingresso gratuito del Museo di Santa Giulia dalle 20.00 alle 24.00 (ultimo ingresso 23.30)
Il monastero di San Salvatore-Santa Giulia e l’area archeologica del Capitolium, nel Sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, sono patrimonio mondiale dell’UNESCO.
L’Università degli Studi di Brescia
Preview Music and Art (via San Faustino 74/B)
L’Università degli Studi di Brescia, in occasione della Notte Bianca, mette in scena: 20.45 “Appuntamento al parco” Compagnia Racconti di Scena. Regia di M. Ischiale
22.00 Annie Hall in concerto

Touring Club Italiano
“Aperti per Voi” Brescia
 organizzano:

La cultura è....
Aperta per voi

Chiesa di San Giorgio
piazzetta di San Giorgio (Via Gasparo da Salò)


Ecco il terzo appuntamento di Maggio:

Sabato 12 Maggio, Ore 16.30/19.00


"Brixia Magnipotens". Brescia medievale e rinascimentale nelle miniature e nell'arte. Relatore Giuseppe Ge.

"... perchè infinite son l'opere di man di costui". L'alterne fortuna di Lattanzio Gambara, pittore bresciano. Relatore: Irene Tirloni.

"Momenti musicali". Brani di Capirola Da Milano, Galilei, Terzi, Negri Chitarra:Maurizio Lovisetti.


INGRESSO LIBERO

Alla riscoperta dell'Abbazia di Maguzzano
Il cicerone è Vittorio Messori
Domenica 13 Maggio: Visita guidata dallo scrittore Vittorio Messori all’Abbazia di Maguzzano (Lonato-Bs). A seguire passeggiata, guidata da Gabriele Lovisetto, segretario generale del Comitato per il Parco delle Colline Moreniche del Garda, lungo i vicini sentieri. Partecipazione gratuita. Organizzazione a cura dell’Associazione amici dei parchi e delle riserve naturali. Informazioni c/o CTS (tel. 030/41889).
Il millenario complesso religioso dell'ex Abbazia benedettina di Maguzzano, in territorio di Lonato, racchiude secoli di storia tra razzie e ricostruzioni. Costruita su una collina da cui ammirare un pittoresco scorcio di lago, è oggi luogo di ritiro spirituale per religiosi e laici (di tutte le confessioni cristiane) e domenica potrà essere visitata con una guida d'eccezione: il professor Vittorio Messori.
Scrittore e giornalista, è in particolare conosciuto per il suoi libri «Ipotesi su Gesù» e «Varcare la soglia della sperenza», in cui presenta un'intervista fondamentale con da Giovanni Paolo II: stampato nel 1994, è stato tradotto in 53 lingue. Messori vive da tempo sul Garda e ha ricavato uno studio proprio tra le mura dell'Abbazia.
Abbazia benedettina già nel VIII secolo, fu prima incendiata dagli Ungari nel IX secolo e poi devastata dalle truppe viscontee nel 1339. Fu riedificata quasi dalle fondamenta e ornata della bella chiesa rinascimentale e nel 1553 ospitò l'illustre cardinale Reginaldo Pole (1500-58) che qui svolse un'intensa attività diplomatica per il ritorno dell'Inghilterra alla Chiesa di Roma. Soppressa da Napoleone nel 1796, passò in proprietà a privati e nel 1904 tutti i beni del convento diventarono di proprietà di alcuni monaci Cistercensi provenienti dall'Algeria, per passare poi a Don Calabria nel 1938.


Villa Fenaroli - Rezzato
Le origini di Villa Fenaroli risalgono al 1481, anno in cui la famiglia degli Avogadro, di origine veneziana, decise di fa erigere un fabbricato rurale a supporto di una grande proprietà poderale acquisita, in Rezzato, dove si era stabilita. All’inizio del 1600, il conte Scipione Avogadro, zio di Ottavio, ordinò la costruzione di una parte del corpo attuale, nota come "Palazzo Vecchio" che costituiva il nucleo centrale della tenuta. Nel 1735 iniziarono i lavori di costruzione della facciata e dell'ala est affidati, dagli Avogadro, al grande capomastro bergamasco Giovanni Battista Marchetti, proseguiti poi alla sua morte fino al 1758 dal figlio, l'abate don Antonio Marchetti. Sarà lui a dare alla Villa l’aspetto fastoso e raffinato, che ancora oggi la caratterizza, di impronta tardo-barocca, ispirata a modelli mitteleuropei e francesi, tanto da essere definita "Piccola Versailles".
Con l’acquisto da parte degli Avogadro dei terreni tra la villa e il Naviglio, furono compiute anche la risistemazione del giardino e la costruzione di un piccolo fabbricato ad ovest di questo. Nel 1840 furono aggiunte le serre in stile gotico del giardino da parte di un architetto sconosciuto, e nel 1863 fu l'architetto Emilio Alemagna ad aggiungere il muretto e i leoni frontali e il viale dei carpini, dove era ospitata la statua di un fauno.
A partire dal 1747 la villa passò ai conti Fenaroli, quando l'ultima Avogadro, la contessa Paola, la portò in dote al marito Bartolomeo Fenaroli. Tra i tanti personaggi storici che transitarono a villa Fenaroli e vi pernottarono vi furono Napoleone Bonaparte, Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Zanardelli, amico della contessa Paolina Fenaroli.
Alla fine dell'Ottocento, la villa passò alla famiglia Lagorio quindi alla famiglia Lombardi che la donò all'Ospedale Civile di Brescia. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu sede della gendarmeria tedesca e di un gruppo della Guardia Nazionale Repubblicana. Nel 1947, infine, fu comprata dalla Congregazione dei Padri Scalabriniani. Dopo anni di abbandono, iniziano nel 2001 i lavori di ristrutturazione e recupero. l'ambizioso progetto, voluto dell'attuale proprietario, giunse a termine nel 2006, ridando alla villa l'unità di un capolavoro, da monumento nazionale.  Oggi la villa è un prestigioso Hotel con centro congressi.

Il Touring Club Italiano organizza per sabato 12 Maggio (dalle 9.45 alle 12.30) una visita guidata a Villa Fenaroli. Per informazioni collegarsi al sito http://www.touringclub.it/club/pg/groupevents/event/31600/RezzatoBS-Villa-Fenaroli o telefonare al N° 366.4378715